L’OGR di Saline Joniche: l’ultimo treno per il futuro della Calabria è già stato soppresso.

Pubblicato: settembre 15, 2011 in Attualità

Saline Joniche è certamente il cimitero delle speranze calabresi, e anche del meridione. Splendida località di mare, meta estiva di numerosi bagnanti, a pochi chilometri da Reggio, è anche il più grande trofeo dell’immobilismo statale (e non solo) e, paradossalmente, del suo lato più paternalistico nei confronti di questa terra (vedi il “Pacchetto Colombo” degli anni ’70), piena di risorse, priva di iniziativa. È indubbio infatti che il vasto territorio compreso tra il comune di Montebello Jonico e quello di Melito Porto Salvo sia stato il primario campo di prova per creare una nuova politica industriale che soppiantasse quella agricola degli anni ’70: ecco infatti la Liquilchimica (importante centro di sintesi farmaceutica), il centro siderurgico, sito però a Gioia Tauro, e il vastissimo plesso industriale, dotato di una vasta rete di infrastrutture (viadotti con binari, stazione ferroviaria annessa), dell’OGR, l’Officina grandi riparazioni delle Ferrovie dello Stato, queste ultime due strutture site a Saline Joniche, una terra controllata da una nota cosca della ‘ndrangheta e oggetto di continue speculazioni ambientali. È ancora accesa infatti la polemica circa il recupero, in special modo, del territorio occupato dalle ferraglie, dai silos e dal porto della Liquilchimica: lo spettro di un progetto di una centrale a carbone aleggia su Saline ma le rappresaglie sono state così immediate che, fortunatamente, i progetti sono meno che embrionali.

Ma la Liquilchimica e la sua ciminiera sono solo una, seppur rilevante, parte degli sprechi che hanno messo radici in questa terra di cattedrali nel deserto. Non è da sottovalutare la situazione del plesso di 350 mila metri quadrati dell’OGR, mai entrato in funzione e che avrebbe dovuto dare lavoro a più di 1.000 persone. Lo stemma arrugginito “FS” che troneggia sulla struttura principale è abbastanza simbolico della situazione generale della struttura, abbandonata, svenduta, inutile. I primi timidi tentativi di riconversione industriale della struttura risalgono a 3 anni fa, quando ancora la Salerno – Reggio Calabria era più una mulattiera che un’arteria importante. Il centrodestra regionale s’era mosso con particolare passione perché vedeva nella riconversione del plesso una spinta in più per potenziare il trasporto su rotaia, offrendo così una dovuta e importante alternativa alla disastrata A3, e un modo più efficace per il trasporto delle merci arrivate al porto di Gioia Tauro. Il punto più importante di questa ideaa era il coinvolgimento dell’ente regione, visto che le Ferrovie avevano comunque deciso, negli anni ’80, di investire in altre aree quale Torino ecc.

Agli albori lo stabilimento era una valida integrazione al già vasto deposito ferroviario di Reggio Calabria. Ecco la storia, e una piccola fotografia.

L’impianto è di dimensioni impressionanti: un enorme capannone bianco che occupa un’area di oltre 10 ettari, con in più la costruzione di un lungo cavalcavia ferroviario dalla stazione di Saline di Reggio e di una fermata apposita a servizio delle OGR stesse (Saline Joniche O.G.R., oggi soppressa).
A Saline vennero subito affidate le riparazioni di macchine elettriche, nonostante la linea ferroviaria ospitasse motrici che andavanco ancora a diesel. L’apparato tecnologico presente era di ottima fattura e all’avanguardia. Saline Joniche era, infatti, sicuramente uno degli impianti più moderni e tecnologicamente avanzati di proprietà delle Ferrovie dello Stato. La sua posizione era altamente strategia: le OGR adibite alla riparazione di locomotori elettrici, ad oggi, sono due su tutto il territorio nazionale (Verona e Foligno), perciò in qualche modo  Saline Joniche riuscì a suo tempo a tappare il “buco” lasciato nel meridione da questi importantissimi impianti, facendo sì che i costi delle riparazione di vagoni in quel di Catania, Palermo e Reggio stessa venissero notevolmente diminuti, potendosi servire di una struttura vicina e moderna.
La favola dura poco, e l’OGR chiude nel 2001 dopo appena 21 anni di onorato servizio. Un lungo tira e molla tra Ferrovie dello Stato ed enti locali diede alla fine ragione alle FS, le quali erano ormai nel pieno del periodo di rientro economico (alias l’inizio dei tagli che hanno falcidiato, e continuano a falcidiare, le FS), e giustificarono la chiusura di Saline Joniche con l’eccessivo costo del personale e dei macchinari impiegati, non pensando neanche minimamente all’avanguardia tecnologica  che tali officine rappresentavano per le FS.

Ma adesso cos’è l’OGR? Un museo, più che altro. In passato, l’impianto venne messo in vendita e il colosso internazionale Siemens stava per acquistarlo per testare dei futuristici vagoni elettrificati, ma come si è già detto l’elettrificazione non era ancora presente, e non se ne fece niente. Ancora, le OGR vennero designate come papabili fabbriche per il fotovoltaico e quindi per lo sviluppo dell’energia ecosostenibile. Oggi è un deposito, un cimitero di vagoni risalenti agli anni ’90, e un luogo per gli appassionati che intendono vedere testimonianze di un passato molto recente che attende ancora di essere demolito, e che poteva dare alla nostra Calabria una svolta decisiva.

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